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SOCIETA'

CAPITOLO 2

CICLO DI VITA

Nascita e infanzia    -    Risveglio    -    Accoglienza    -    Fondazione del proprio nucleo famigliare

Maturazione    -    Custodia    -    Morte

Nella concezione umbratile, l'intero creato è costituito da materia, che si aggrega caoticamente attraverso sei elementi principali (aria, fuoco, acqua, terra, luce e ombra). A questi si aggiunge un settimo elemento, l'anima, che, fondendosi con la materia, dà origine alla vita. Ogni forma di vita, sia vegetale che animale, segue un ciclo vitale composto da sette fasi, ognuna delle quali è correlata a uno degli Dei Dominanti (ai quali sono a loro volta associati i sette elementi). Nonostante siano stati condotti approfonditi studi sia nel campo della botanica che della zoologia, non ci addentreremo qui in tali ricerche, lasciandole per discussioni successive. Questo capitolo, focalizzato sull'antropologia, esaminerà il ciclo di vita degli esseri umani.

 

Il ciclo di vita umbratile ha mantenuto una sostanziale stabilità nel corso dei millenni, subendo solo leggere modifiche per adattarsi alle variazioni nell'aspettativa di vita, nel contesto sociale e nei rapporti ideologici con altre società. Ad ogni fase della vita è associato un rito religioso, tema che approfondiremo nella sezione successiva.

 

1 – Nascita e Infanzia

Un essere vivente è, come accennato, caratterizzato dalla presenza dell’elemento anima: questa entità, invisibile ad occhio umano, inizia a muoversi in orbita intorno alla materia fin dall’origine della creazione (come, ad esempio, dalla fecondazione). In questa fase la creatura è considerata viva in potenza: bisognerà attendere, infatti, il “primo respiro” (germinazione, uscita dall’uomo, distacco del cordone ombelicale) perché l’orbitare dell’anima rallenti sino a legarsi, entro una settimana, al neonato. Durante questi sette giorni, il bambino è affidato interamente alle cure della famiglia (eccetto particolari necessità sanitarie, biologiche o di sicurezza), affiancata da specifiche figure sacerdotali.

 

L’ottavo giorno dalla nascita si celebra il rito del passaggio attraverso la porta di Tev (VOTIK, Kitov), durante il quale la famiglia ringrazia per il dono della vita e affida il neonato alla comunità, che diventa sua totale tutrice e responsabile della sua cura e della sua crescita.  Se le condizioni comunitarie lo permettono, il bambino si trasferisce a vivere in una casa comune, sotto la supervisione di un gruppo di sacerdoti/educatori. In altre condizioni, il fanciullo è affidato alla famiglia biologica o a una famiglia affidataria. L’isolamento all’interno del nucleo famigliare di nascita o affidamento è sempre stato considerato sconveniente sia per gli adulti che per il bambino: in alcune fasi della storia umbratile, è stato addirittura considerato un reato e una mancanza di rispetto verso le divinità e le tradizioni. Ciononostante, il neonato resta sempre in contatto con la propria famiglia biologica, che è tenuta a frequentarlo per non meno di un’ora ogni giorno.

 

 

2 – Risveglio

Con l’avvento della maturazione sessuale, il giovane umbratile compie il passaggio attraverso la porta di Sev (VOSIK, Kisov), noto anche come Risveglio: legato a fattori prettamente biologici, il Risveglio era in passato associato alla comparsa del menarca nelle ragazze e della prima polluzione nei ragazzi; attualmente, è convenzione celebrarlo il primo Sevev successivo al 183° giorno dal dodicesimo compleanno per le femmine o dal tredicesimo compleanno per i maschi. Questo cambiamento, segnato da un rituale collettivo, comporta per il giovane il passaggio a un nuovo nucleo sociale: abbandonando definitivamente la casa in cui ha trascorso l’infanzia, viene accolto nella comunità con i coetanei e acquista il cognome provvisorio Risvegliato/Kisobav (VABOSIK), definito per sottolineare la totale uguaglianza di tutti i fanciulli davanti alla società. In questa fase vengono approfondite le fasi di studio e di conoscenza del mondo; il contatto con i propri famigliari di origine viene ridotto significativamente, sebbene sia consuetudine garantire un’ora quotidiana di relazione.

 

 

3 – Accoglienza

La fase di Risveglio ha una durata di tre anni: al suo completamento, il giovane può decidere se sottoporsi al rito che lo integrerà nella società o rimanerne al di fuori. In passato, questo rito era essenziale per continuare a vivere all’interno della comunità, ma dopo la Catastrofe è diventato possibile continuare a farlo anche senza aver compiuto il rito, sebbene ciò comporti l’esclusione da alcune attività sociali.

Il primo giorno dopo il secondo anniversario del Risveglio, il giovane che sceglie di unirsi alla comunità inizia il passaggio attraverso la porta di Nev (VONIK, Kinov), un rito che, in origine, durava otto giorni ma che, dall’età contemporanea, è condensato nel Virikiv (rito settimanale). Al termine del culto, il nuovo umbratile è accolto come membro della comunità. Durante questo percorso, il giovane è tenuto a scegliere un nuovo nome proprio, che andrà a sostituire (o ad affiancare come primo nome) quello che gli è stato assegnato alla nascita; il giovane continuerà a mantenere il cognome del risveglio, fino a quando non formerà una propria famiglia.

 

Lo stesso rito, con piccole variazioni, viene compiuto anche da coloro che, nati al di fuori della comunità, richiedono di aderirvi. Tradizionalmente, una volta completato il rito, il giovane è considerato adulto e maggiorenne secondo la norma umbratile.

 

Un umbratile rimane tale qualunque sia la comunità in cui si trasferisce durante la vita e non perde questo status nemmeno se decide di non partecipare più ad essa. Tuttavia, è consuetudine che, prima di lasciare una comunità (o l’intero mondo umbratile), l’individuo compia un gesto di saluto durante la celebrazione settimanale.

 

 

4 – Fondazione del proprio nucleo famigliare

L’adulto umbratile è tenuto a costituire un proprio nucleo famigliare autonomo, separato da quello in cui è nato, con il quale elaborare un progetto di vita attraverso la condivisione di tempi, spazi, intenzioni e prospettive da parte di tutti i suoi membri adulti. La costituzione di una famiglia è un atto volontario e consensuale, compiuto da individui adulti: per questo, può avvenire in qualunque momento successivo all’Accoglienza.

 

La famiglia umbratile può essere di tre differenti tipologie:

  1. famiglia autonoma, composta da un individuo solo;

  2. famiglia affettiva: comunità di persone che, indipendentemente dal genere d’appartenenza o dall'orientamento sessuale, vivono insieme per scelta e sono legate da affinità affettive, sentimentali e dalla condivisione delle attività;

  3. famiglia sessuale: costituta da due o più soggetti che condividono anche una relazione di natura sessuale e sentimentale.

 

Le tre tipologie di famiglia sono considerate equipollenti e differiscono solo per alcune formulazioni nel rito di fondazione, chiamato il passaggio attraverso la porta di Dev (VODIK, Kidov). Durante il rito, ai membri della famiglia sono richieste alcune promesse e la scelta di un nome identitario che diverrà il nome di famiglia (analogo al nostro cognome).

 

La famiglia è considerata un nucleo primario della società umbratile ed è pertanto possibile che si incrementi attraverso immissioni per libera scelta o per nascita/adozione.

 

Quando un nucleo famigliare perde la propria stabilità, è previsto uno scioglimento consensuale, accompagnato da un apposito rito (fuoriuscita dalla porta di Dev; Kiduv / VUDIK). Nel caso in cui una delle parti della famiglia si opponga allo scioglimento (atto ritenuto riprovevole ma non così infrequente), viene nominato un giudice tra i Custodi, che agisce da mediatore, ascoltando le ragioni dei membri e procedendo allo scioglimento, talvolta svolgendo le veci del membro che si era opposto. Ciononostante, forzare la sopravvivenza di una famiglia ritenuta non più funzionante è considerato un peccato e un’offesa verso l’intera società.

Non sono previsti limiti al numero di membri del nucleo famigliare né alle possibilità di costituire successive famiglie (compiendo, per ciascuna, analogo rito): è, tuttavia, infrequente ma non impossibile per un individuo essere contemporaneamente parte di più di una famiglia per tipologia.

 

 

5 – Maturazione

Un umbratile è tenuto ineluttabilmente a dedicare parte della propria vita allo studio, qualunque esso sia. Nel corso del triennio di risveglio, i Custodi lo guidano alla comprensione dei propri interessi e lo indirizzano verso il percorso di studio più idoneo per perseguirli, che sia di natura accademica, tecnica, pratica o professionalizzante. Nel corso dei millenni, le forme di istruzione hanno subito variazioni significative, ma è rimasto costante il momento in cui tale percorso educativo giunge al termine, culminando con il raggiungimento di uno status sociale nuovo. Questa fase, nota come maturazione, è celebrata attraverso il rito del passaggio attraverso la porta di Fev (VOFIK, Kifov). A seconda della tipologia di percorso formativo intrapreso, tale rituale può avvenire in diverse fasi della vita; nel caso in cui l'individuo intraprenda ulteriori percorsi formativi, considerati fondamentali per l'evoluzione della propria identità, il rituale potrebbe essere ripetuto.

 

 

6 – Custodia

Ad ogni umbratile è chiesto di prendersi cura di parte della comunità, secondo le proprie possibilità e capacità. Tuttavia, alcuni scelgono di assumere un ruolo di maggiore responsabilità all’interno del tessuto sociale: questo ruolo, sul quale torneremo più dettagliatamente oltre, prende il nome di custode. Al termine della formazione, il futuro custode compie il rito del passaggio attraverso la porta di Kev (VOKIK, Kikov).  Non sono, tuttavia, previste forme di giudizio né di biasimo per chi decida di non intraprendere questo percorso.

 

 

7 – Morte

Con la morte, secondo la teologia, l'umbratile attraversa il confine verso l'Oltre. Questa fase è accompagnata dura due giorni e si conclude con il rito, noto come il passaggio attraverso la porta di Lev (VOLIK, Kilov). Durante il rito, sul quale torneremo oltre, il corpo del defunto è distrutto attraverso cremazione, esposizione ad agenti atmosferici e animali sarcofagi o sepoltura nella nuda terra o in acqua. Questa pratica viene eseguita per evitare qualsiasi forma di legame ossessivo tra i sopravvissuti e le spoglie del defunto, poiché tale legame è considerato una mancanza di rispetto.

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