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STORIA

CAPITOLO 3

ETA' ANTICA

La Grande Catastrofe    -    La Dispersione

I primi cinque millenni di storia umbratile furono caratterizzati da questa fase di contaminazione culturale e di costituzione di società differenti: Custodi (e talvolta gli stessi Santi reincarnati), infatti, educavano gli umani alle conoscenze acquisite a Varav, andando così a porre le basi per le prime grandi civiltà, quali Göbekli Tepe, Çatalhöyük, Jericho, Damasco, Ur/Urim, Uruk, Men Nefer/Menfi, Gerusalemme, Vārānasī, Matera e via di seguito.

In ogni realtà, gli Umbratili portavano la propria conoscenza e il proprio sistema di valori, contribuendo alla costituzione di identità culturali nuove, in infinite declinazioni.

 

Col passare del tempo, tuttavia, le differenti realtà nate dagli Umbratili subirono variazioni che le portarono a significative differenze e distanze, comprese forme più o meno strutturate di conflitto. Proprio in questa prospettiva, partì il primo tentativo di assalto a Varav, ad opera di un popolo proveniente dalle coste dell’attuale Turchia. Gli Umbratili riuscirono a respingere l’invasione ma rimasero turbati dal pericolo e iniziarono una fase di fortificazione dell’isola, di armamento e di graduale chiusura dei traffici.

 

 

1 – La Grande Catastrofe

Il 7845 del calendario umbratile (1627/1628 a.C.) è l’anno della Grande Catastrofe (VUR, Ruv), così chiamato perché, in seguito all’eruzione del vulcano Thera, il Mediterraneo venne sconvolto da eventi distruttivi di natura geologica e idrologica. Anche l’isola di Varav ne subì le conseguenze: nel corso di poche settimane, venne attraversata da quasi ottocento terremoti che portarono alla distruzione di pressoché tutte le strutture architettoniche, con falde profonde nel terreno, e al conseguente abbandono dell’isola. L’anno successivo Varav era già considerata terra morta e irrecuperabile[1].

 

 

2 – La Dispersione

La perdita di Varav suscitò un senso di spaesamento tra gli Umbratili, sia per coloro che furono costretti alla diaspora, sia per coloro che, pur essendo da tempo lontani dall’isola, dovettero accettare la scomparsa della loro terra d’origine. Questo evento drammatico innescò immediatamente un dibattito intorno al delicato tema della preservazione dell'identità umbratile. In un periodo storico segnato da precarie condizioni e incertezza, tale discussione portò alla luce due posizioni dicotomiche, le cui differenze sembravano insormontabili. Prima che il confronto degenerasse in conflitto, contraddicendo il principio di non belligeranza sancito religione umbratile, la comunità si divise in due distinti gruppi autonomi, pur rimanendo ancora agli ideali tradizionali:

  • i Cividar (RADIVIC; letteralmente figli di Viv) optarono per un’integrazione pacifica nelle altre società, fondando comunità o intere città;

  • i Ciridar (RADIRIC, letteralmente figli di Riv) ritennero essenziale organizzarsi come uno stato identitario autonomo alla ricerca di una propria terra.

Ciascun gruppo designò un proprio rappresentante, dando così avvio alla formazione della diarchia umbratile, un assetto che tuttora caratterizza la struttura politica e sociale della comunità.

 

Sebbene i Cividar si integrassero presto in armonia con le popolazioni con cui venivano in contatto, i Ciridav avviarono fin dall'inizio aggressive campagne di saccheggio, soprattutto nelle regioni del Mediterraneo, compiendo rapide e violente incursioni via mare[2]. Questo comportamento venne considerato ostile e minaccioso da molte comunità, che iniziarono a identificare gli Umbratili come collettività pericolosa. La conseguente persecuzione mise gli Umbratili in uno stato di allerta e agitazione costante, con frequenti scontri sia all'interno della loro comunità sia con le altre popolazioni.

 

Questa situazione perdurò per circa seicento anni, fino a quando un nuovo tentativo di sterminio da parte di una delle nazioni ospitanti spinse le due famiglie umbratili verso un percorso di riavvicinamento. Tale processo culminò in un incontro senza precedenti tra due ambasciate in aperto deserto[3]: per quasi sette mesi, le due parti negoziarono sulle modalità di interpretazione e preservazione della cultura e della tradizione umbratile.

 

Questo dialogo, che rischiò di portare alla definitiva estinzione della cultura umbratile, giunse infine a una conclusione con il rito dell'Unione Sacra (VODIK, Kidov), simboleggiato da un matrimonio simbolico tra i due massimi rappresentanti, da quel momento conosciuti come Custodi Auredo (RIHAK, Kahir), celebrato il 13 Zitev 8375 (21 marzo 1096 a.C.). Fu, inoltre, deciso che, indipendentemente dalle condizioni sociopolitiche globali, i due Auredo avrebbero dovuto incontrati ogni venticinque anni a partire da quella data, per ridefinire gli accordi, concordare gli aspetti di ortodossia e ortoprassi e riconfermare l’alleanza, pur mantenendo una distinzione tra le rispettive entità.

 

Questo accordo garantì una stabilizzazione degli ideali e delle tradizioni umbratili, pur permettendo ai sapienti delle due famiglie una certa libertà interpretativa. Si decise, inoltre, l’inizio del Mascheramento (REKEF, Feker; letteralmente Vita d’Ombra), che comportò la definitiva svolta esoterica della cultura umbratile. Cruciale, in questo contesto, fu la decisione, lungamente discussa ma infine condivisa, di accogliere nella comunità anche individui di differente origine.

 

Sebbene il termine “umbratile” svanisca da ogni narrazione pubblica, è proprio in questa fase che è possibile riscontrarne riferimenti nella produzione documentale delle altre popolazioni: molteplici sono, infatti, le traduzioni culturali di principi etico-morali, di aspetti religiosi e di strutture linguistiche. In alcune società gli Umbratili hanno occupato una specifica classe sociale, come nel caso di alcune caste sacerdotali dell’India, della Mezzaluna fertile e di molteplici comunità celtiche. Inoltre, come individui singoli, molti umbratili che hanno contribuito in modo significativo alle vicende dei singoli popoli: un esempio è la presenza di due umbratili tra i diadochi di Alessandro Magno o di almeno nove consoli romani.[4]

 

NOTE

[1] Alcune narrazioni parlano di un suo affondamento, altre di un suo abbandono allo stato naturale fino alla totale cancellazione della presenza umana sull’isola.

[2] Definiti per questo “popoli del mare” nei documenti di altri popoli e, talvolta, dalla storiografia non umbratile contemporanea.

[3] Gli studiosi identificano alternativamente questo deserto come il Sinai o il Gobi.

[4] Si rimanda l’analisi delle influenze umbratili sulle differenti culture a una successiva pubblicazione monografica.

La Dispersione
La Grande Catastrofe

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