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SOCIETA'

CAPITOLO 1

IDENTITA' UMBRATILE

Identità di genere

L'identità umbratile è sempre stata considerata una scelta individuale e un atto di consapevolezza: chiunque, indipendentemente dalle proprie origini etniche, culturali o famigliari, ha la possibilità di abbracciare questa identità. Questo concetto, che ha le sue radici nell'arrivo dei primi cinquantadue umani dopo il Sacrificio, ha dato vita a un percorso identitario articolato e complesso, consentendo al contempo la piena libertà di attraversare la linea di confine della società umbratile.

 

Se un individuo nasce all'interno della comunità umbratile, viene considerato parte di essa, a meno che i genitori non richiedano espressamente il contrario. Tuttavia, al raggiungimento della maggiore età, è richiesto che confermi la sua adesione alla comunità attraverso un rituale di passaggio (Kinov, VONIK), sul quale torneremo successivamente. Lo stesso rito viene compiuto da chi, proveniente da altri contesti, voglia entrare nella comunità umbratile. Nono sono previsti rituali di uscita, in quanto una volta ottenuta l’identità, questa rimane parte dell’individuo, anche nel caso in cui decida di non frequentare più la comunità.

 

L'identità umbratile non è mai esclusiva: permette di integrare diverse origini etniche, culturali e religiose senza compromettere la propria unicità. Qualsiasi atteggiamento non inclusivo è considerato inappropriato. Allo stesso modo, è considerato inaccettabile gestire la comunità come un insieme chiuso e isolato, salvo in brevi e circoscritti periodi, e soltanto per garantirne la sicurezza (ad esempio, di fronte a minacce di persecuzione o discriminazione).

 

 

1 – Identità di genere

Il concetto di identità di genere assume un ruolo unico nella cultura umbratile: nei testi sacri e nella lingua stessa, non sono presenti distinzioni nette tra il maschile e il femminile, evidenziando una sorta di assenza di confini in questo ambito. Anche le divinità sono descritte come androgine, e è estremamente raro trovare riferimenti all'identità di genere nel contesto della narrazione socio-culturale. Di conseguenza, non sono mai state stabilite distinzioni di genere né sono state perpetrate forme di discriminazione, neanche in ambito famigliare o parentale.

Per quanto riguarda l'identità biologica, esistono due termini specifici che fanno riferimento alla fisiologia maschile (REGIR, righer) e femminile (ROMIR, rimor), ma vengono utilizzati solo sporadicamente, ad esempio nelle descrizioni della fecondazione e del parto. In aggiunta, vi è una terza definizione (RIZIR, rizir), originariamente associata al concetto di "terzo sesso" ma oggi più vicina al concetto di intersessualità: questo termine è usato, tra le altre cose, per descrivere la fisiologia delle divinità.

 

La cultura umbratile si è spesso confrontata con il tema della transessualità: l'affermazione del proprio genere è un elemento intrinseco nella definizione di sé, e costituisce una parte integrante del rito di maturazione (VESIK, Kisev).

Identità di genere

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