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SOCIETA'

CAPITOLO 4

ETICA

Il peccato    -    L'essere vivente    -    La responsabilità sociale

La giustizia    -    L'impurezza    -    La relazione interpersonale

L’etica umbratile trova le sue radici nel Gocio Gnov, il testo sacro di riferimento, il cui approfondimento sarà trattato nel capitolo dedicato. Stabilizzato nei primi decenni dell’età antica, questo testo è diventato un pilastro culturale, soprattutto durante la fase di dispersione, permettendo la sopravvivenza di una continuità etica nelle diverse comunità. Il Gocio Gnov non è considerato un testo statico: il suo messaggio è costantemente riletto alla luce della quotidianità. Gli studiosi umbratili hanno continuamente prodotto analisi, interpretazioni e traduzioni culturali. Da questi studi sono nati i Cigneto Gnov (VOQ OTEQIC), i libri dei saggi, specifici per ogni comunità. In età contemporanea, è stato avviato un progetto per raccogliere tutti i Cigneto Gnov in un volume unico di consultazione e studio. Questo progetto, di grande portata, è attualmente in fase di sviluppo.

 

Attualmente, le varie comunità internazionali seguono un codice etico pressoché omogeneo e una coerente interpretazione dei testi sacri, con alcune piccole distinzioni derivanti dalle relazioni con le società circostanti. Di seguito, vengono ripresi alcuni dei principali principi etici universalmente condivisi.

 

 

1 – Il peccato

Nella religione umbratile, il concetto di peccato è assente. Dopo aver trasmesso i loro insegnamenti, trascrissi dai Custodi nel Gocio Gnov, i sette Dei Dominanti hanno permesso un libero sviluppo delle coscienze. Non esistono offese dirette verso di loro, né il concetto di bestemmia, e non richiedono sacrifici o obblighi rituali. Questo implica un'assenza di vincoli morali di natura religiosa. Tuttavia, per gli umbratili, tale vincolo esiste fortemente in ambito sociale, demarcando costantemente la linea di confine tra chi appartiene alla comunità e chi ne è esterno. In estrema sintesi, una trasgressione etica non costituisce un reato religioso, ma piuttosto sociale.

 

2 - L’essere vivente

Per gli Umbratili, tutti gli esseri viventi, siano essi vegetali o animali, inclusi gli umani, sono equivalenti e meritano rispetto incondizionato. Dal momento della nascita (germinazione, uscita dall'uovo, distacco del cordone ombelicale), ogni creatura è proprietaria di se stessa, del proprio corpo e del proprio destino. Questo principio implica che per gli Umbratili la tutela del sé e dell'autonomia è inalienabile, salvo condizioni di impossibilità come nel caso di bambini o disabili. Di conseguenza, ogni forma di violenza fisica o verbale, coercizione o costrizione è considerata grave e offensiva sia per l'individuo sia per la società. Analogamente, eutanasia e suicidio non sono oggetto di giudizio morale o sociale, ma rientrano esclusivamente nella sfera delle libertà individuali.

L’uccisione di esseri viventi, siano essi vegetali o animali, a scopo alimentare è considerata naturale e legittima a condizione che venga eseguita minimizzando la sofferenza psicofisica della preda e con il massimo rispetto per il sacrificio compiuto. È consuetudine, all'inizio dei pasti, recitare una breve preghiera di ringraziamento. La caccia a scopo ludico è illegittima.

 

 

3 – La responsabilità sociale

Ogni individuo è considerato una parte attiva della società, indipendentemente dalle sue capacità, formazione, ruolo o possibilità economiche. Egli è tenuto a contribuire con le proprie azioni e pensieri a tutte le funzioni sociali e al miglioramento della condizione generale. Rispetta e adempie i doveri sociali secondo i principi umbratili e, secondariamente, quelli della società in cui vive. In caso di conflitto tra questi principi, l'individuo deve impegnarsi per promuovere un cambiamento positivo finalizzato al miglioramento della condizione degli esseri viventi. Il principio di solidarietà reciproca è fondamentale: ogni cittadino deve contribuire al benessere collettivo (anche attraverso donazioni economiche e azioni volontarie) e ha diritto a parteciparvi. La negligenza è fortemente negativa e contraria alla vita sociale. L'Umbratile deve esprimersi sempre con verità e onestà.

 

4 – La giustizia

L'umbratile deve comportarsi secondo buon senso ed etica. In caso di comportamento scorretto, interviene il giudizio collettivo, rappresentato da forme giudiziarie guidate da un custode Manev.

5. – L’mpurezza

Nella visione umbratile, tutto il creato è equivalente, e non esiste il concetto di impurità verso cose o esseri viventi. L'umbratile non ha forme di pudicizia riguardo al corpo o alla sessualità, qualunque essa sia, purché agita con consapevolezza e volontà reciproca. Non ci sono cibi o bevande impuri.

 

Sono considerati comportamenti antisociali come furto, frode, stupro, violenza, omicidio intenzionale, discriminazione, distruzione di beni, oppressione, sfruttamento, privazione dell’altrui libertà e partecipazione a pratiche illegali o criminali.  Questi atti sono certificati dal custode Manev e comportano un'autoesclusione dalla comunità (autoscomunica), sanabile con un rito di purificazione che ha funzione di cura individuale e sociale, al termine del quale l’individuo è riaccolto in pieno nella comunità; l’impuro è tenuto comunque a sanare il danno creato, secondo quanto previsto dal custode Manev e dalle consuetudini giurisdizionali della comunità. Al termine del percorso di guarigione, l’atto impuro compiuto è cancellato dalla memoria sociale e l’individuo torna al suo stato precedente: è considerato atto antisociale ricordarne i reati sanati.

 

 

6 – La relazione interpersonale

La struttura sociale umbratile ha una valenza fondamentale. Essere parte della comunità è imprescindibile per il benessere personale e la relazione con gli aspetti culturali e cultuali. Fin dalla nascita, ogni individuo è invitato a svolgere le proprie funzioni nella comunità. I ruoli sociali sono equivalenti, senza gerarchia. Non ci sono titoli sociali né particolari forme di rispetto per gli anziani; ci si rivolge agli altri per nome, preferendo quello deciso dopo il rito di Accoglienza. Eventuali titoli di studio o funzione (maestro, dottore, giudice) sono utilizzati solo nel contesto funzionale. Il nome di famiglia non viene utilizzato nelle relazioni interpersonali, se non per distinguere due persone con medesimo nome: in questo caso è tuttavia più consueto, in contesti comunitari non troppo estesi, utilizzare un soprannome.

Essere vivente
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Relazione interpersonale
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