CAPITOLO 1
ETA' DEGLI IMMORTALI
Creazione - Divoramenti e Sacrificio
L’Età degli immortali, conosciuta anche come età preistorica, precede l’inizio del calendario umbratile ed è narrata nel Gocio Gnov (VOQ OCOG), il Libro dei Sette, testo sacro su cui ci soffermeremo nella sezione dedicata alla religione. Molteplici sono state le interpretazioni teologiche, mitologiche, metaforiche e storiche su questo periodo, con conseguenti ripercussioni religiose e sociali. Ai fini di questo studio ci limiteremo a fornirne una descrizione, per inquadrare al meglio il percorso storico del popolo umbratile.
1 – Creazione
Il concetto temporale umbratile segue un’idea di circolarità nel lungo periodo: si crede, infatti, che siano esistite diverse creazioni del multiverso[1], intervallate da fasi di assenza, durante le quali, a seguito di un moto di contrazione, tutto l’esistente torna ad una forma unica di natura divina. Questa entità, chiamata Vuruv (VURUV)[2], è cosciente e consapevole che la sua stessa natura è limitante per qualsivoglia altra esistenza. Ogni fase di assenza si conclude nel momento in cui Vuruv, per propria scelta, pone fine alla sua stessa esistenza, ripiegandosi su se stesso fino ad implodere con un enorme boato. La fine di Vuruv ha comportato l’inizio della creazione, anche di questo multiverso.
Le prime entità ad apparire furono gli Dei Assoluti (VULIRIV, Viriluv): Viv (VIV) che diede sviluppo al tempo in ogni sua forma, e Riv (VIR) che aggregò in molteplici forme le sostanze. Mentre Tempo e Materia iniziavano a prendere forma, una particella iniziò a vagare per il multiverso conservando in sé memoria e nostalgia di Vuruv: pur essendo dotato di natura divina, Vurudav (VADURUV) era infinitesimo nella forma e nella sostanza, fatto di pura inesistenza, al punto da non poter essere riconosciuto dagli Dei Assoluti e perdersi, così, nell’invisibile della creazione.
I due Dei Assoluti, sebbene in tutto e per tutto indipendenti e autonomi, iniziarono a interagire tra loro danzando (Viv) e cantando (Riv), generando così un vortice dal quale fuoriuscirono sette divinità, in tutto uguali tra loro. A ciascuna di esse, Viv affidò un dominio del tempo e Riv un dominio della materia:
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Tev (VET), Dio Dominante della Vita e dell’Aria;
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Sev (VES), Dio Dominante del Desiderio e del Fuoco;
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Nev (VEN), Dio Dominante dell’Appartenenza e della Terra;
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Dev (VED), Dio Dominante del Legame e dell’Acqua;
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Fev (VEF), Dio Dominante della Sapienza e della Luce;
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Kev (VEK), Dio Dominante della Spiritualità e dell’Ombra;
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Lev (VEL), Dio Dominante della Trascendenza e dell’Anima.
Riv distinse gli elementi riservando Anima (VOL, Lov) alle creature viventi. Viv pose, dunque, nelle mani degli Dei Dominanti (VULIC OREL, Lero Ciluv) il fluire del tempo mortale per le creature viventi, affidando a Tev la chiave della Porta della Nascita (VIM OVIT, Tivo miv), oltre la quale scorre la Vita (VIT, Tiv), e a Lev la chiave della Porta della Morte (VIM OVIL, Livo miv), oltre la quale scorre l’Oltre (VIL, Liv).
Viv e Riv, pur continuando a muovere le energie del creato, entrarono in uno stato di assenza, non intervenendo nelle sorti del multiverso, al punto da divenirne inconsapevoli.
I sette Dominanti iniziarono a vagare per il multiverso, creando pianeti e stelle[3] e dando avvio a meccanismi naturali che, in molti casi, favorirono lo sviluppo della Vita e dell’Oltre. Ogniqualvolta un pianeta avviava il proprio processo biologico, gli Dei Dominanti si duplicavano, lasciando una copia di sé completamente equivalente per potere e consapevolezza, al fine di garantirne lo sviluppo.
2 – Divoramenti e Sacrificio
La Vita sul pianeta Terra (VEM OTEPEP, Pepeto mev; letteralmente: casa nostra) affrontò una serie di catastrofi naturali di tipo estintivo, definite “Divoramenti” (VESIGIC, Cigisev), ciascuno dei quali arrestato dall’intervento di un Dio Dominante.[4] Mentre il pianeta stava guarendo dal settimo divoramento, il casuale vagare per il multiverso di Vurudav lo portò sulla Terra. Incompatibile con la vita e desideroso di ritornare a Vuruv, Vurudav iniziò ad attraversare il pianeta e, sebbene non fosse sua volontà né ne avesse consapevolezza, il suo passaggio portava distruzione e malattia, con una potenza e una rapidità mai viste prima: venivano spezzate così tante vite in contemporanea che non ne rimanevano a sufficienza per garantire la sopravvivenza dell’Oltre. Ciascuno dei sette Dei Dominanti tentò a fermare questo nuovo divoramento pandemico, ma si dimostrò inutile; tentarono, dunque, di affrontarlo in sinergia ma anche in questo caso non ottennero risultati.
I Sette Dominanti giunsero sull’isola disabitata di Varav (VARAV) e iniziarono a danzare e cantare, cercando di ricreare un vortice analogo a quello della Creazione: i loro poteri non erano però sufficienti per arrestare questo nuovo, forte divoramento. Lev, in accordo con i propri fratelli, scoccò sette frecce verso il cielo e queste, cadendo, li ferirono, portando per la prima volta un immortale verso la morte: avevano infatti compreso che solo il loro sacrificio avrebbe potuto arrestare Vurudav. Viv e Riv uscirono dall’assenza nella quale si erano rifugiati e raggiunsero la Terra nel momento esatto in cui l’ultima goccia di sangue stava uscendo dal corpo degli Dei Dominanti. Si levò un grido disperato dagli Assoluti e, per l’unica volta nella storia di questo multiverso, il Tempo e la Materia si fermarono. In quel preciso istante, tuttavia, tredici umani si trovavano sulla soglia della porta dell’Oltre, non potendo più attraversarla. Le loro anime giunsero Varav e, incapaci di comprendere, volarono[5] intorno al corpo di Lev.
Viv e Riv capirono che anche la Terra, come già altri pianeti, sarebbe andata incontro al termine della Vita e dell’Oltre e, sebbene eternamente disinteressati a queste faccende, decisero di agire, commossi dal sacrificio dei Dominanti ed avanzarono a passi lenti ma decisi fino ad affondare le gambe nel lago di sangue divino che si era andato a creare al centro dell’isola; qui iniziarono una danza e un canto armoniosi, che smossero quel sangue come se fosse mare in tempesta. Vurudav ne fu attratto e in quel momento, gli Assoluti lo imprigionarono per portarlo lontano dal nostro pianeta. Nel farlo, il sangue schizzò benedicendo l’isola e riportando la vita ai Dominanti e alle tredici anime che lì erano giunte. Rimase un’impronta del passaggio degli Assoluti e, colpita da quel sangue, prese vita, portando sul nostro pianeta una loro copia vivente. Tornati nello spazio Viv e Riv, Tempo e Materia tornarono a fluire. Vurudav, lasciato libero, riprese il suo viaggio attraverso il multiverso.
NOTE
[1] La cosmovisione umbratile prevede più universi paralleli: per semplicità, si adotterà in questa sede il termine “multiverso”, già in uso nella trattazione scientifica contemporanea.
[2] Nella sezione dedicata alla religione si tornerà sull’iconografia delle figure divine e semidivine presenti in questo capitolo; è bene considerare, al momento, che tutte le divinità presentano una forma asessuata: per agevolare il lettore italiano, si utilizzerà il maschile sovraesteso.
[3] I pianeti sono chiamati casa della Vita (REM OVIT, Tivo mer), le stelle casa dell’Oltre (REM OVIL, Livo mer).
[4] I Divoramenti, sui quali si tornerà nella sezione dedicata alla religione, furono: caduta di un meteorite (i cui effetti furono fermati da Fev), eclissi totale (Kev), glaciazione (Dev), carestia (Lev), terremoto (Nev), eruzione vulcanica (Sev) e diluvio (Tev).
[5] Secondo la simbologia umbratile, l’anima ha forma di farfalla: sul tema, si rimanda alla sezione dedicata alla religione.