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STORIA

CAPITOLO 2

ETA' DEI CUSTODI

La morte delle figure divine

Il giorno successivo al Sacrificio dei Dominanti e all’allontanamento di Vurudav dal nostro pianeta fu scelto come primo giorno del calendario umbratile[1], in quanto segnò l’inizio dell’epoca in cui il nostro pianeta non fu più abitato da immortali: il Sacrificio aveva, infatti, i Dominanti di parte della loro natura e, al contempo, aveva generato due copie umanoidi degli Assoluti, chiamati Virikiv (VIKIRIV, Ombre Assolute)[2]. Il sangue dei Dominanti aveva, inoltre, riportato in vita le tredici anime che erano giunte al cospetto di Lev: impossibilitati a riprendere i propri corpi, i Cibaluv (VULABIC, Santi) erano stati dotati di una nuova forma umana. Decisero di rimanere a vivere su Varav e iniziarono a costruire legami affettivi tra loro e con gli Dei Dominanti.

 

Il Sacrificio era stato così intenso da essere visibile da tutte le coste limitrofe; giorni dopo, mossi dalla curiosità, giunsero a Varav cinquantadue umani: costoro vennero messi a conoscenza del Sacrificio e di ciò che aveva comportato e fu loro proposto di fermarsi a Varav per diventare parte di quella nascente società. Dopo lungo confronto, accettarono prendendo il nome di custodi (RIHIC, cihir): erano così poste le basi della società umbratile.

 

Negli anni che seguirono, la comunità di Varav proliferò: gli Dei Dominanti istruirono i Santi e i Custodi sulle loro conoscenze e crearono una lingua, l’Umbratile, affinché fosse possibile il perdurare delle conoscenze e delle memorie. Al termine del quarantanovesimo anno, fu poi decretato un anno di riposo e di festeggiamenti per celebrare Varav e le genti che avevano deciso di abitarvi. Iniziò così la tradizione di santificare il cinquantesimo anno, chiamato Varaniv (VINARAV).

 

1 – La morte delle figure divine

Sebbene il Sacrificio avesse dotato i Santi di una nuova vita più lunga, nel primo giorno del mese di Zitev (VETIZ) del novantunesimo anno[3], il santo Wov (VOW) morì inaspettatamente e la sua anima, anziché raggiungere l’Oltre, tornò a vagare per la terra alla ricerca di un’anima affine con cui fondersi. L’umano che l’aveva ricevuta era diventato Santo a sua volta, portando in sé tutte le memorie che erano state di Wov. Gli altri santi lo seguirono nei vent’anni successivi, lasciando a Varav solo Custodi e Dei. Quest’ultimi compresero che anche la loro esistenza era prossima a terminare. Decisero i Dominanti di trasmettere un ultimo insegnamento ai Custodi e per un intero anno, quotidianamente, narrarono ai Custodi Kahir i misteri dell’esistenza. Costoro li trascrissero e li rielaborarono formando i 366 versi del Gocio Gnov, il testo sacro degli Umbratili. 

 

Nel centodiciannovesimo anno, il Dio Kev pose fine alla propria vita, svanendo. La sua azione venne replicata, ogni cinquantadue giorni, da tutti e sette gli Dei, in quei giorni tuttora considerati festa.

 

Rimasti soli, i Custodi iniziarono a riorganizzare la società di Varav e costruirono imbarcazioni perché alcuni emissari lasciassero l’isola alla volta di altre terre. Ebbero così modo di confrontarsi con altre popolazioni e, soprattutto, scoprire le tredici città costruite dai Santi nella loro reincarnazione. I Custodi cercatori (Kascir) trovarono, inoltre, i sette dominanti nella loro nuova forma umana, confermando la continuità della presenza divina sul pianeta.

NOTE

[1] Sul calendario umbratile, si reinvia alla sezione dedicata alla società; il giorno uno dell’anno primo corrisponde, convenzionalmente, al 21 settembre 9471 a.C.

[2] Per gli aspetti teogonici e teologici, si rimanda alla sezione dedicata alla religione.

[3] Equivalente al 9 marzo 9379 a.C.

La morte delle figure divine

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